Lavoro nero e caporalato – la Puglia è quarta in Italia

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La strage di Amendolara, in Calabria, dove, lo scorso 6 giugno, quattro braccianti, tre afgani e un pachistano, sono stati bruciati vivi, perché avevano detto basta e volevano essere pagati il giusto per il loro lavoro nei campi, ha riportato l’attenzione sul dramma del lavoro nero e del caporalato in Italia.

Secondo un rapporto dell’Ufficio Studi della Cgia di Mestre su dati dell’Istat riferiti al 2023, il volume d’affari generato dall’economia sommersa supera i 77 miliardi di euro all’anno. Oltre un terzo di questa ricchezza prodotta irregolarmente (il 35,7 per cento) si concentra nelle regioni del Mezzogiorno, dove si registra anche la quota più elevata di lavoratori coinvolti. Su un totale nazionale di 2,6 milioni di occupati irregolari, infatti, il 37,5 per cento opera nel Sud. Ma, oggi, il lavoro sommerso è diffuso in misura preoccupante anche nel Centro-Nord. Dopo, rispettivamente, Calabria, Campania, Sicilia, la Puglia è quarta, con un tasso di irregolarità del 13,1% e un valore aggiunto del lavoro irregolare del 6,3%.

Per quanto riguarda gli ambiti maggiormente colpiti, l’agricoltura è stata sopravanzata dai servizi alla persona, colf, badanti e altre figure dell’assistenza domestica, con un tasso di irregolarità che tocca il 48,8%. Anche le attività artistiche e dell’intrattenimento (attori, cantanti, spettacoli viaggianti, giochi e parchi divertimento) presentano criticità gravi. Poi ancora turismo, alloggi, costruzioni e commercio all’ingrosso o al dettaglio. Non è tutto, l’Ufficio Studi della Cgia di Mestre individua un caporalato digitale attuato sulle piattaforme informatiche da software e algoritmi che organizzano, controllano e valutano l’attività dei lavoratori, arrivando talvolta a determinarne l’accesso o l’esclusione dal mercato occupazionale.

Per la Cgia, le conseguenze non ricadono soltanto sui lavoratori vittime di questi abusi, ma anche sulle imprese oneste che rispettano le regole e applicano correttamente i contratti di lavoro e sulle organizzazioni impegnate nel contrasto all’illegalità. Si tratta di un fenomeno multifattoriale determinato da una serie di elementi diversi: l’immigrazione irregolare, la tratta di esseri umani, l’impiego sommerso, la sicurezza nei luoghi di lavoro e l’emarginazione sociale.

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