IL GIRO D’ITALIA IMMERSO NELLA BELLEZZA E NELLA STORIA DI LUCERA

I corridori in via Appulo Sannitica a Lucera

Il Giro d’Italia è tornato a Lucera dopo nove anni, in occasione della sesta tappa dell’edizione numero 102, la Cassino-San Giovanni Rotondo di 238 chilometri, anche se, questa volta, si è trattato solo di un veloce passaggio nell’abitato, nella direttrice via Appulo Sannitica, piazza del Popolo, Porta Foggia, con il successivo ritorno sulla Statale 17, lasciata pochi minuti prima, per pedalare verso il Gargano. La Città ha accolto i ciclisti, per tutto il percorso, con l’entusiasmo e la partecipazione di sempre, come avvenne nel 2001, arrivo e partenza di tappa, quando gli applausi furono tutti per Marco Pantani; e nel 2010, partenza della “tappa del cuore” che portò la “corsa rosa” a L’Aquila, devastata, l’anno prima, dal sisma.

Al momento in cui è stata avvistata la superba Fortezza svevo-angioina, sentinella senza tempo, è partito un appassionato commento di uno dei telecronisti Rai che ha magnificato la bellezza e l’importanza storica di Lucera, “La chiave di Puglia”, luogo strategico e crocevia di popoli, culture e religioni. Dall’elicottero, immagini mozzafiato, con la fitta trama urbana del centro storico che abbraccia e protegge la maestosa Cattedrale dell’Assunta, e, intorno, decine di altre piccole città, che vivono nei quartieri, in un tumulto di architetture, voci, storie e colori. Più in là, misterioso e solitario, l’Anfiteatro augusteo e la sua corona di ulivi. Una, seppur breve ma sincera, dichiarazione d’amore in diretta planetaria che non ha mancato l’obiettivo di colpire davvero nel profondo.

Con la velocità delle sensazioni più belle, però, la moltitudine variopinta della carovana è sciamata via in un attimo, lasciandosi accarezzare da un lungo applauso e dalla gioia dei bambini, divisa in due gruppi, quello dei tredici fuggitivi, tra cui il vincitore della frazione, Masnada, e quello numerosissimo degli inseguitori. Poi, le sirene della polizia e il ronzare degli elicotteri si sono via via spenti; mentre, in lontananza, nel grigio di un pomeriggio autunnale piombato nel cuore di maggio, la strada portava uomini e mezzi verso il Gargano, la montagna del sole da scalare, oggi sormontata da un andirivieni di nuvoloni scuri.

L’epicità del ciclismo incastonata in un territorio che di bellezza, sentimenti e uomini che non temono la fatica se ne intende. Da sempre.

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