
La Festa Patronale, anno dopo anno, rinnova il legame di devozione che unisce la Città a Santa Maria. Si ripete un sentito rito collettivo, che dura dal 14 al 16 di agosto, giorni in cui la comunità dei fedeli, idealmente, si affida alla Patrona, chiedendo protezione e consolazione. Si tratta della tradizione più antica e, quindi, più identitaria, che ha sfidato il tempo, risentendo spesso delle difficili condizioni socio economiche gravanti sul territorio. E non è mai venuta meno.
Ci vengono in aiuto gli scritti di Giambattista Gifuni, basati su documenti, testimonianze e cronache dei secoli passati, secondo i quali per scongiurare il totale indebolimento della tradizione, causato principalmente da una scarsa dotazione finanziaria per la Festa, il 3 maggio 1731, il “Parlamento lucerino“, all’unanimità, giunse ad un’importante deliberazione, che stabiliva, a favore della ricorrenza, “un assegno di sessanta some di terreno erbifero della miglior qualità del terraggio lucerino, per mantenere il culto verso la Sacra Immagine e celebrare solennemente, in perpetuo, le glorie della stessa S.Maria Nostra Patrona“.
I previdenti concittadini dell’epoca, con quel documento, stabilirono gli aspetti principali della Festa; e cioè che bisognasse “far novena, processione colle statue dei Santi Protettori, celebrare messa, musiche, panegirici, spari di maschi, fuoco artificiale“.
La Festa Patronale, quindi, fu rinnovata e rinsaldata nel suo significato profondo a devozione della Madonna, assumendo le caratteristiche che, in linea generale, conserva ancora oggi. Un patrimonio che unisce e che deve essere protetto per consegnarlo alle future generazioni.
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