Lucera – sicurezza, Più Sinistra chiede una strategia strutturale sul disagio giovanile

La chiusura temporanea del McDonald’s che era diventato da attrattore di famiglie con bambini e giovani, secondo l’immagine oleografica corrente che ammicca dallo storico marchio a stelle e strisce, a luogo ad alta pericolosità teatro di risse, intimidazioni, piccoli furti, culminati nell’episodio increscioso che ha visto protagonisti giovanissimi spalleggiati dalle famiglie, con tanto di ambulanze e polizia accorsi, ha seriamente scosso la città, scatenando una vibrante indignazione, accese discussioni, polemiche non sempre centrate e costruttive, ma che, in ogni caso, segnalano un malessere nella comunità lucerina profondo e non più eludibile. Soprattutto perché la penosa vicenda della chiusura temporanea del McDonald’s, disposta dalla Questura, è l’ultimo di una serie di episodi di violenza, prevaricazione, intimidazione e bullismo messi in atto da giovani e, spesso, giovanissimi, anche nei confronti di anziani e persone fragili, che ha creato un clima di paura e sconcerto tra la popolazione.

C’è un’insopprimibile richiesta di sicurezza pubblica che viene dai cittadini, i quali temono per la propria incolumità, e anche per quella dei propri figli, e giustamente pretendono risposte dalle autorità non più rinviabili. PIÙ SINISTRA chiede al Sindaco, quale massimo rappresentante dell’Amministrazione comunale, di elevare il livello dell’attenzione politica nei confronti di questo fenomeno, perché è una questione di assoluta rilevanza politica, infatti la sicurezza è oggi un vero e proprio bene comune, pubblico, per cui ogni sforzo deve essere fatto dalle articolazioni dello Stato per ripristinare le condizioni di agibilità del vivere associato. Anche avvalendosi di professionalità e competenze provenienti dalle migliori esperienze amministrative del Paese, che hanno dimostrato di avere ben affrontato il problema. E non dimenticando che il Sindaco è anche la massima autorità di sicurezza urbana, che può segnalare al Prefetto situazioni di degrado e pericolo sociale, e può emettere ordinanze. PIÙ SINISTRA, pertanto, propone nello spirito di massimo dialogo e rispetto democratico tra tutti gli attori politico-sociali del territorio:

1) l’istituzione di un tavolo permanente, non episodico od emergenziale, tra tutte le autorità politiche e della sicurezza pubblica, che coinvolga in maniera strutturale servizi sociali, scuola, forze dell’ordine, il mondo dell’associazionismo culturale e del Terzo settore, stimolando un confronto proficuo nel variegato e robusto protagonismo sociale che innerva la città, in modo da costruire reali politiche per i giovani;

2) la definizione di una Consulta comunale dei giovani, un organismo che potrebbe raccordare la parte istituzionale con il mondo giovanile, nello spirito di quella costruzione sociale positiva che è essenziale per circoscrivere ed elaborare soluzioni ai problemi;

3) un monitoraggio continuo del pianeta giovanile nella città, intrecciando dati demografici, statistici, socio-economici, scolastici, così da tenere sotto controllo criticità e lacune, e poter prevedere le linee di tendenza del fenomeno giovanile, non arrivando sempre all’ultimo a dover certificare l’impotenza pubblica;

4) l’apertura di Sportelli per l’ascolto dei giovani, in stretto raccordo con Asl e scuole, e di fornitura di informazioni su opportunità di lavoro e di formazione anche con l’ausilio di programmi europei;

5) un luogo di incontro, una sorta di fiera annuale, permanente tra imprese, sindacati e giovani per presentare tutte le opportunità di lavoro sul territorio;

6) il rilancio del laboratorio urbano “Argento vivo”, nei locali dell’ex Enoteca regionale, quale luogo di aggregazione giovanile per incontrarsi, fare musica, teatro, cinema, pittura, e verificare se esistono le condizioni per implementare altri spazi in città utilizzabili allo scopo.

In conclusione, la necessità che PIÙ SINISTRA avverte con urgenza è quella di mettere in piedi una strategia più complessa e articolata della semplice richiesta di ordine pubblico, o di un mero approccio esclusivamente educativo-culturale al fenomeno, una piattaforma a più livelli di intervento che ovviamente non è esaustiva della problematica, e non pretende di offrire una soluzione risolutiva, ma nelle nostre intenzioni può rappresentare un salto di qualità importante nella considerazione del fenomeno. Per costruire una risposta al problema della sofferenza sociale, e del malessere giovanile, è fondamentale prima di tutto riconoscere l’esistenza di una questione, che, per noi, è sociale e politica. La città è un organismo vivo, complesso e attraversato da problemi e conflitti, non è una cartolina patinata da vendere ai turisti.

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